Allarme all’Avana, i mediatori denunciano: a rischio le trattative di pace in Colombia

 

 Geraldina Colotti, 1.1.2015  “Il Manifesto”

Bogotà. Nonostante il cessate il fuoco, l'esercito intensifica gli attacchi

 

Seria­mente a rischio il pro­cesso di pace in Colom­bia. L’allarme arriva dall’Avana, dove sono in corso le trat­ta­tive tra il governo colom­biano di Manuel San­tos e la guer­ri­glia mar­xi­sta delle Forze armate rivo­lu­zio­na­rie colom­biane (Farc): l’esercito colom­biano — hanno denun­ciato i media­tori — viola la tre­gua uni­la­te­rale inde­fi­nita, dichia­rata dalle Farc. Le truppe con­ti­nuano a pat­tu­gliare le zone di guerra, mol­ti­pli­cando il rischio di scon­tri e un nuovo arre­sto del dialogo.

Nono­stante gli accordi ini­ziali, che svin­co­lano l’evoluzione delle trat­ta­tive dal con­flitto sul ter­ri­to­rio colom­biano, San­tos ha inter­rotto il dia­logo dopo la cat­tura del gene­rale Dario Alzate, adden­tra­tosi in modo «ano­malo» nelle zone di guerra. Le Farc lo hanno poi libe­rato senza con­di­zioni e hanno chie­sto a San­tos di dichia­rare a sua volta un ces­sate il fuoco, soste­nute in que­sto dai movi­menti popo­lari e dalla sini­stra colom­biana. Come ulte­riore prova di dispo­ni­bi­lità, la vigi­lia di Natale la guer­ri­glia ha libe­rato il sol­dato Car­los Becerra Ojeda. Il giorno dopo, però, il Sesto fronte delle Farc ha denun­ciato che un reparto di 20 sol­dati è rima­sto a pat­tu­gliare la zona di Anti­o­quia e che, a par­tire dalla dichia­ra­zione di ces­sate il fuoco, annun­ciato il 17 dicem­bre e messo in atto il 20, gli eli­cot­teri hanno ripreso ad alzarsi in volo nelle zone con­trol­late dalla guer­ri­glia e i movi­menti di truppe sono aumentati.

Le Farc hanno per­ciò fatto appello ai movi­menti e alle orga­niz­za­zioni inter­na­zio­nali che sosten­gono il pro­cesso di pace e che hanno ripe­tu­ta­mente chie­sto a San­tos di dichia­rare a pro­pria volta un ces­sate il fuoco gover­na­tivo. Il governo colom­biano ha però finora sem­pre rifiu­tato. Il 24 dicem­bre, men­tre nuovi coman­danti guer­ri­glieri rag­giun­ge­vano l’Avana per par­te­ci­pare al dia­logo, le Farc hanno scritto anche a uffi­ciali e sot­tuf­fi­ciali delle Forze armate e della Poli­zia esor­tan­doli a sce­gliere il supe­ra­mento del con­flitto, a pas­sare dall’opzione armata a quella del dia­logo.
Ma intanto, l’estrema destra colom­biana rap­pre­sen­tata dall’ex pre­si­dente Alvaro Uribe, feroce avver­sa­rio del pro­cesso di pace, sta muo­vendo tutti i suoi tas­selli per far fal­lire le trat­ta­tive dell’Avana. Recen­te­mente, ha orga­niz­zato una grande mar­cia «con­tro l’impunità» e preme sulle Forze armate e sul governo per il ritorno alla linea dura.
Due anni di trat­ta­tive, faci­li­tate dalla Nor­ve­gia e dal Vene­zuela e soste­nute dalle forze pro­gres­si­ste, den­tro e fuori il paese, hanno però aperto una spe­ranza a cui vogliono cre­dere in molti. Per que­sto, movi­menti popo­lari e sini­stra colom­biana hanno votato nuo­va­mente per San­tos nono­stante il segno neo­li­be­ri­sta del suo governo e ora gli chie­dono di essere con­se­guente. San­tos ha finora fatto molti annunci, ma senza mai dismet­tere l’opzione repressiva.

L’anno in corso sot­to­porrà a veri­fica la reale por­tata degli accordi rag­giunti sui prin­ci­pali punti dell’agenda di dia­logo: dalla que­stione agra­ria, alle dro­ghe ille­cite, all’ascolto delle vit­time del cin­quan­ten­nale con­flitto. I movi­menti e la sini­stra ten­te­ranno di aprire qual­che spa­zio di agi­bi­lità poli­tica nel sistema poli­tico colom­biano e nella sua demo­cra­zia malata, for­te­mente mar­cata dall’eliminazione del dis­senso e dal para­mi­li­ta­ri­smo. Alcuni, come Mar­cia patriot­tica, hanno già deciso di pre­sen­tare pro­pri can­di­dati alle ammi­ni­stra­tive e già per la rie­le­zione di San­tos si è creata una nuova aggre­ga­zione poli­tica delle forze di sini­stra, un Fronte ampio che ha messo al primo punto la que­stione del ritorno alla vita poli­tica e in sicu­rezza delle forze alter­na­tive e della guerriglia.

A metà dicem­bre, l’Onu ha rice­vuto a Gine­vra un’ampia rap­pre­sen­tanza della Costi­tuente degli esi­liati colom­biani, che ha pre­sen­tato un rap­porto sulle vio­la­zioni subite da parte dello stato colom­biano. A pre­sen­tare il rap­porto è stato Pedro Oso­rio, del Par­tito comu­ni­sta colom­biano. Con lui, soprav­vis­suti dell’Union Patrio­tica, che hanno ver­sato un grande tri­buto di san­gue al rien­tro nella vita poli­tica dopo un pre­ce­dente accordo di pace, oltre vent’anni fa.